#M5S, il peggio adesso siete voi

Ripensare a Bossi come a un raffinatissimo intellettuale ateniese. Questa, dunque, era la rivoluzione – Andrea Pomella

Vi ricordate quando la cosa peggiore mai successa in campo politico e umano era l’appellativo “culona inchiavabile” che B aveva dato a Fraü Merkel? Che bei momenti, quelli. Ricordate che brutto, bruttissimo sgarbo? Che mina per i rapporti politici europei, che affronto, che orrore. E ricordate quanto ne cagionammo insieme? Quant’era sornione, volgare, ridicolo, vecchio. Quanto maledicemmo l’uomo, il politico, il porco?

Ecco. Due giorni fa, dopo l’invito di Sua Maestosità Corrado Augias, suggerivo di riprendere i libri di storia in mano, e rivedere il clima di irredentismo che accompagnò il fascismo in Italia alla luce delle ultime gesta grilline (abbruciamento di libri dell’Amatissimo, istigazione alla violenza via facebook, grida liberatorie in Parlamento con sostantivi datati 1922). Oggi no. Oggi vi chiedo di fare mente locale. Oggi vi chiedo di rimettere in chiave di ricerca su google: “Berlusconi figure di merda donne altri paesi” “maschilismo Berlusconi” “volgarità Berlusconi”. Oggi vi chiedo, e parlo soprattutto a voi, amici #M5S, di andare a ripescare qualcheduno di quegli articoli rabbiosi contro la mancanza di tatto del vostro primo odiatissimo nemico: il nano malefico.

Non era forse quello il peggio? Non era il punto più basso dell’umanità? Non vi faceva vergognare di essere italiani, uomini? Non abbiamo forse organizzato manifestazioni e senonoraquandi perché eravamo esausti, e lo eravate anche voi, di quello scempio? Di quell’immagine della donna che ne usciva?

Bene, quello che state facendo voi, quello è il peggio. Il peggio è che state portando una come me a pensare e dire una cosa del genere.

Quello che accade in questi giorni sta riscrivendo la nostra storia. Sta riscrivendo i nostri costumi (sentite il tono, la gravità? Spero di si, vi parlo da scemi perché avete dimostrato ampiamente di essere scemi). Quello che accade sta portando in classifica il rape joke come battutona divertentissima. E ne sta sminuendo incontrovertibilmente la gravità. Sta facendo del lontano ricordo del machismo mussoliniano un dolce momento, bello e altissimo, del rapporto uomo-donna.

Inneggiare allo stupro, scrivere di voler stuprare una donna, scherzare sullo stupro e parlarne come fosse un complimento alla bellezza, darsi le pacche sulle spalle freudiane tra maschietti con malcelati, intimi e solidali “vabbè, dai, so’ ragazzi, scherzavano“, chiocciolarsi come ebeti, evocare in sogno (porcatroia, ancora non ci posso credere) stupri e fellatio a ministre. Questo è il peggio, più in fondo di così non si può andare. Ve lo dico.
Il peggio è il ritorno ad un linguaggio soft porno anni Ottanta che passa come normale. Il peggio è la leggerezza. Il peggio è che ad ogni accusa rispondiate “maestra, ma è stata prima lei”. Il peggio è la stretta di mano ai pirla.

Il peggio adesso siete voi.

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Ecco cosa intendo per fascismo

 

Sta per arrivare il momento in cui i fascisti prenderanno le distanze dai grillini – Daniela Ranieri

 

Ho conosciuto Beppe Grillo nel suo yacht ormeggiato a Portovenere nel 1998. Quando è entrato in politica ho pensato, “finalmente! Un altro miliardario annoiato“. Ho sperato tanto che mi avrebbe fatto divertire, come tutti i miliardari annoiati che ho conosciuto. Ma il suo sinistro atteggiamento da capopopolo fascista con cui ha aizzato le folle mi è sempre risultato sgradevole, oltre che profondamente inelegante.

Sulle prime ho assistito al divertissement che hanno offerto i grillini con entusiasmo. Mi sono fatta molte risate, all’inizio. Mi fa ridere che uno come Di Battista, che di mestiere dovrebbe andare a vendere aspirapolveri Folletto porta a porta (e sarebbe bravissimo) invece sia un deputato. Mi fanno ridere questi che sembrano rappresentanti d’istituto al liceo okkupato dire cose che io non dicevo nemmeno a sedici anni, quando okkupavo il liceo, ché un po’ di stile ce l’ho sempre avuto.
Una cosa per cui i grillini non hanno avuto e non avranno mai alcun appeal su di me è questa: io voglio che i politici siano persone migliori di me, non persone come me. Soprattutto non persone come me a sedici anni.

Questi, dicevo, mi fanno ridere, ma ultimamente mi fanno anche paura.

Ecco, io lo so, il mio è un paese che ha bisogno di capipopolo, di vati, di esteti, di vocioni grossi. Di slogan. Sì, lo so, “boia chi molla” è solo una frase detta lì lì, boia è una parola come un’altra, sì, istigare alla violenza (anche solo verbale) via facebook è una cosa tanto liberatoria, sì, tuittare alla Presidente della Camera “stai tranquilla, sei troppo cessa per essere stuprata” è una battuta divertentissima, sì, i libri bruciati sono solo un’immagine simbolica. Sì, sì. Però io consiglio a tutti di prendere un libro di storia in mano, come suggeriva Sua Vastità Corrado Augias, e controllare cosa è successo in Italia dal ’15 al ’45. Io penso che noi più che mai adesso avremmo bisogno di qualcuno che ci tenesse fermi, mentre sentiamo per filo e per segno cosa è successo in Italia dal ’15 al ’45. Ecco, se poi lo potesse fare Augias in persona ne sarei lieta.

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Il capitale umano

Ieri sera sono andata al cinema e ho visto il nuovo film di Paolo Virzì.
Non mi è sembrata una commedia amara all’italiana, non mi è sembrato un thriller, mi è sembrata un’altra cosa. E mi è piaciuto. Non piaciuto così, piaciuto che sono uscita saltellando e facendo le scale a due a due col sorriso sulle labbra. Piaciuto così.

Cose sparse:

Dove c’è una miliardaria sgangherata (per me) c’è casa.

Dove una insormontabile e sproporzionatamente voluttuosa Valeria Bruni Tedeschi dice: “Oggi ho una giornata complicatissima” e poi gira a vuoto con l’autista per San Babila indecisa fra manicure e mobili “appena arrivati dall’India” nel negozio della sua amica miliardaria come lei, lì, ci sono anch’io.

Dove stanno le pashmine multicolor di quel gigantissimo Fabrizio “Maroni” Bentivoglio, sto io. Che no, non rappresenta la Brianza tutta, non è il borghese piccolo piccolo de ‘na volta, non è un parvenu (ma quanto vi danno per scriverlo negli articoli, ditemelo). È un pirla.

Dove sta nudo Gifuni sto (nuda) anch’io.

Dove vedo tizio che seduto ad un Consiglio di Amministrazione gli parte il “Va pensiero” come suoneria del cellulare, lì ci sono, mi vedete?

Dove una strepitosa Bruni Tedeschi aka Miliardaria Sgangherata che da ggiovane era attrice e adesso rileva un teatro coi miliardi del marito e quando deve fare il nome di una compagnia sperimentale dice “La Raffaella Sanzio“, lì, non mi crederete, ma ci sono già stata io.

Dove ad un certo punto qualcuno dice:

Sì, però, abbiate pazienza, ancora Pirandello?

Il loro Amleto è del 1992

Cosa apprezzo io? Niente. Il teatro è morto.

La gente la sera è stanca. Non vuole le cose che non si capisce e che fanno venire il mal di testa.

io ci sono, ci sarò, e mi mobiliterò affinché ci siate anche voi.

Dove uno se ne esce e chiede che nella stagione teatrale vi figuri il coro padano validissimo, ci sono già stata e non mi interessa più, grazie (ma mi fa ancora molto ridere).

Dove in casa di tizio (Lo Cascio) ex teatrante ci sono le locandine del Wozzeck e del Living Theatre che lui ci ha fatto il laboratorio da ragazzo, bè, quella è la mia stanza e non ci venite.

Dove Bruni Tedeschi Miliardaria Sgangherata dice: “Lei mi sta parlando di un’altra vita, io non sono nemmeno sicura di averla vissuta“, lì, sempre io, guardatemi, mi si vede benissimo.

Dove c’è una scena di sesso e sul megaschermo viene proiettato Nostra Signora dei turchi di Carmelo Bene, non so, se non lì, dove pensate che io sia.

Dove c’è un giovane artista fumettaro, pasticcino, un po’ dissociato, che mi ricorda tanto tanto Il Matto de La Strada di Fellini, eccomi. Poso il fazzoletto perchè ho pianto. Sì. Sono proprio io.

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