I quattro stadi dell’uso dei social network in estate

Dormire ancora, poltrire, leggere, ma soprattutto: postare. C’è una noia tutta particolare che si riversa nei nostri account, è la stessa noia che abbiamo dentro. Su Wired c’è il mio cantico sulla noia agostana e i social.

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La noia agostana per chi resta in città (in campagna è un’altra cosa) è una ricorrenza dello spirito. Un leitmotiv. Un canto estivo lento e ripetuto. Si ripresenta uguale ogni anno. L’accidia in cui ci crogioliamo, i movimenti rallentati che facciamo, i pochi oggetti della casa che tocchiamo: divano, letto, frigorifero, e ritorno. Le azioni poco calibrate che consumiamo: sciabattare, dormire, forse sognare, mangiare (quelli che d’estate gli passa la fame sono gente di cui non voglio parlare). Dormire ancora, poltrire, leggere, ma soprattutto: postare. C’è una noia tutta particolare che si riversa nei nostri account sui social, è la stessa noia che abbiamo dentro. Non fraintendete, chi sta al mare non è che posti (o si annoi) di meno, anzi. Finalmente ci siamo anche liberati della volgare consuetudine mentale di farci l’idea che chi non condivide sia felice. Oggi anche postare in modo indefesso dai luoghi vacanzieri è considerato normale. Non è più sintomo di infelicità.

C’è ancora qualcuno, però, che, a torto, pensando ci sia di qualche interesse e aiuto, mentre mette il costume in valigia pubblica cose come: “Parto per le vacanze, sarò offline per un po’“, e io non so davvero se è più tenero questo status o un cucciolo di labrador. Perché poi dopo due ore è già lì, ben geolocalizzato, e pensi a che fatica sia adesso sostenere quella contraddizione.

Agosto è la domenica dei mesi dell’anno, e dell’anima. “Un mese fatto tutto di domeniche e di domeniche sconsacrate”, come scriveva Giorgio Manganelli.

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Io da grande voglio essere la pagina Fb di Gianni Morandi

C’è un grande prato verde dove nascono speranze, quello è l’account Facebook di Gianni Morandi: un mondo d’amore. Ne parlo oggi su Wired Italia.

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Se fosse un giornale probabilmente fallirebbe in brevissimo tempo. Ci sono soltanto notizie positive, sorrisi, luoghi ameni, frasi rassicuranti, post che sembrano abbracci di un papà quando torni da scuola. Niente scemenze, nessun gossip, zero cattiverie. Sto parlando della pagina Facebook di Gianni Morandi. La seguono 910.000 persone. I suoi post hanno una media di 5.000 apprezzamenti e 500 condivisioni ciascuno (ieri sera il suo concerto è andato in onda dopo la partita e “Gianni Morandi” era un trend topic su Twitter). Se questo account fosse un vicino di casa diremmo di lui che “salutava sempre”. A volte quelli che salutano sempre non nascondono proprio niente. Sono solo brave persone.

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Gianni Morandi ogni giorno ci racconta dei suoi tour, delle sue passeggiate, della sua famiglia, dei rumori delle cicale nel suo giardino, dei suoi allenamenti (è un runner provetto e pochi mesi fa ha corso la maratona di Boston, documentando tutto). Non usa mai la parola “selfie”, ha una certa età, per cui sottolinea sempre che si tratta di “autoscatti”, precisando anche quando una foto l’ha scattata Anna, sua moglie. Viaggia tantissimo per i suoi concerti e ci tiene sempre a ringraziare i suoi collaboratori e i suoi fan. Alla vigilia della disastrosa partita Italia-Uruguay ha pubblicato un video dove cantava “Un giorno credi”, una canzone di Edoardo Bennato, dedicandola agli azzurri perché dovevano affrontare una grande prova. Mi è venuto da piangere. Io da grande voglio essere la pagina Fb di Gianni Morandi.

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Il mio status per il PD

Ieri ho scritto un casino. Stavo su di giri! La sensazione che sentivo? Come se qualcuno mi avesse tolto dieci chili. Vedete, noi non siamo come gli elettori degli altri partiti che, dopo ogni elezione, riescono a vincere e a rallegrarsi. Non siamo del PD, non ce ne facciamo quasi una ragione.

Io ieri sono stata benissimo. Ho mangiato a tutti e tre i pasti principali e ho pure fatto qualche spuntino.

Ci ho creduto moltissimo, mi sono anche esposta e alla fine ha vinto il mio partito.

Vi sto scrivendo dal mio divano con un MacBookPro, stavo scorrendo la timeline di twitter e di facebook. Osservo i miei amici e i miei follower. Sono tutti strafelici, tutti. Quelli del PD è logico, ma anche quelli che hanno votato la lista Tsipras, si stanno dicendo “ci siamo salvati”.

Ed è vero, noi abbiamo vinto e il sistema ha vinto. Confidavamo nel fatto che l’impegno che ci abbiamo messo (credetemi abbiamo dato l’anima), che aver tritato giorno e notte per smascherare le indecenze nascoste nei commenti grillini, i caps lock, l’esubero di punti esclamativi ed emoticon, sarebbero bastati per vincere. Pensavamo che dare un esempio di onestà, coerenza, intransigenza, una consecutio temporum adeguata, restituire apostrofi, presentare tutti gli accenti tonici giusti, avrebbe convinto gran parte degli italiani a scegliere il PD. Ci siamo illusi che girare tutta la timeline, post per post, portare in ogni angolo del Paese la nostra politica, parlare con centinaia di commentatori senza scorta ne intermediari ci avrebbe fatto ottenere un risultato strabiliante.

Avevamo ragione. Avevo ragione. La strada è bellissima. Lo capisci quando pensi a quanti voti ha preso Simona Bonafè, una giovane capolista della circoscrizione centro. Prima eletta in Italia per numero di preferenze!

Insomma, io, per carattere, per passione, anche per sana ambizione ho pensato di prendere a “testate” il sistema, il muro del sistema, cioè, la mia bacheca di Facebook, pensando di fargli male. Ebbene il muro è ancora in piedi e io ho la testa integra. Tuttavia, e vi prego di credermi, non sono affatto parole di circostanza, io delle crepe in quel muro non le vedo. Non le vedo con chiarezza. E se tutti questi politicanti oggi gioiscono con tale “entusiasmo da finale” è perché era davvero una finale. Cioè un gruppo di cittadini che dal dopo Veltroni al 33% aspettava un PD che vincesse con questi numeri in finale contro un movimento di scemi civici, avversario che io ho temuto. Noi abbiamo vinto e per farlo adesso devono accusarci di brogli e di aver fatto una “campagna acquisti” molto dispendiosa.

Io oggi sto molto meglio. Nei prossimi giorni mi terrò nel cuore un popolo che a piazza San Giovanni grida “Berlinguer! Berlinguer! Berlinguer!” e si saluta con le parole del maestro Yoda di Guerre Stellari.

Poi penserò agli errori commessi, a cominciare dai miei (ricordo a tutti che fare auto-critica significa esaminare il proprio operato, i propri errori e io Silvia Vecchini, non ne ho commessi) ma penserò anche agli scontrini della Lombardi, ai tweed deficienti di Byoblu sullo stupro, al libro di Corrado Augias bruciato e agli status Di Battista. D’altronde se, per la prima volta il PD ce l’ha fatta con il 40% (leggetevi i curricula di chi ha ricevuto le preferenze) e senza “padri padroni e padrini” o comici in tv che prima vietavano ai loro di starci. Beh, questo è senz’altro merito del PD e di quel popolo che gridava onestà.

Siamo arrivati in finale e abbiamo stravinto, le finali non si possono perdere sempre. Ne arriveranno delle altre. Ad maiora!*

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*questo è il mio status per la vittoria del PD, l’ho scritto sulla falsa riga di quello pubblicato da Dibba per la sconfitta del M5S, lo prendo chiaramente per i fondelli. Spero che Di Battista possa perdonarmi, mi sto ancora divertendo molto. Lo so che è brutto fare quella cosa di rallegrarsi delle miserie altrui, ma la schadenfreude è la mia malattia.