Serra secondo me francamente se ne infischia

Posso dirvi la mia spassionata sulla benedetta “Amaca”? Michele Serra è un editorialista/elzevirista, un giornalista e uno scrittore, è autore tv, è scafatissimo e ha una SUA rubrica su un giornale. Cioè, è pagato da Repubblica che gli chiede “tu, tu, Michele Serra, proprio tu, non un altro, che ne pensi di questo fatto?”. Ha autorità e competenza certificate da anni. Dice le “sue” cose, dice come la pensa LUI. Gli elzeviri e gli editoriali e le rubriche sono la mia cosa preferita dei giornali. Perché a me piace come la pensa proprio quello lì, non un altro. E mi piace anche quando non la pensa come me. Mi piace sentire le opinioni degli altri. Mi piace sapere che vengono da un’altro tipo di famiglia rispetto alla mia e magari hanno vissuto le cose diversamente. Mi piacciono le “voci”. La voce di qualcuno.
Ok, Serra talvolta generalizza, ma non puoi fare altro in una paginetta. Serra parla di Serra. E spesso quando parli di te parli di tutti, e tutti si riconoscono se parli bene, e stavolta ha toccato un tasto dolente e tutti ci sentiamo di dire la nostra. Pure io eh, appena l’ho letto ho pensato, “ennò Miché (come fosse n’amico mio), hai generalizzato, non hai compreso le eccezioni: mia madre ha il diploma di ragioniera, mio padre ha la terza media e IO sono andata al liceo e all’università. E siamo TANTISSIMI. Ma chi se ne frega di me? Frega solo a me di me.
Serra parla da parte sua, della sua esperienza, della SUA opinione, che può splendidamente non essere condivisibile. Non ha chiesto a nessuno di essere d’accordo con lui, e penso che francamente se ne catafotta della reazione del web, stile Rhett Butler, e sapete che vi dico, fa benissimo.
Questo Facebook e questa rete stanno diventando una livella, come la livella di Totò, (solo che per lui era la morte). Praticamente chiunque scriva uno status si sente subito opinionista con titolo e referenze. Vedo aggirarsi nei commenti di questo social (Twitter è meno manicomiale, Instagram solo foto: stupendo) dei Caporedattori dell’attualità del Web che vengono a sminuire le opinioni dei giornalisti, degli scrittori, non vogliono scambio di opinione eh, voglio proprio deprecare un mestiere, una professione. E vedo i giornalisti rispondere come se parlassero con dei loro pari. Ma scusate, voi andreste sotto la bacheca (ideale) di un medico a dire e a quel medico come si fa il medico? No, perché è la loro professione, non la vostra. “Parlo forse di astrofisica io?”. Mi dispiace, ma certe opinioni sono più importanti di altre. Tipo quelle dell’amaca di Michele Serra. Bisogna accettarlo. Michele Serra non è CHIUNQUE SU INTERNET. Ha un lavoro: scrive ed è pagato per farlo. Lo so che vi sembra da pazzi, ma ci sono certi giornali che pagano le persone per sapere come la pensano loro su una cosa, e non pagano voi.
Può non piacere e si può non essere d’accordo con quello che dice, ma io dubito fortemente che Repubblica gli toglierà la rubrica perché “il web si è indignato”. Il web che si indigna fa solo girare l’articolo nel terraqueo e così si fa leggere da tutti (scrinsciotatto, mi raccomando, che non ci si sbagli ad acquistarli i giornali eh), cosa che comunque un giornale ADORA perché impenna le vendite, e adoro anch’io perché impennando le vendite mi tocca personalmente, essendo figlia di giornalaio.
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Qui Serra come si è sentito secondo me in questi giorni di fronte all’indignazione del web e alle opinioni altrui.
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Qui Serra vicino al mio libro preferito di Serra, che parla di figli. 
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La Grande Sinistra Democratica Intellettuale e Proletaria si interroga

La Grande Sinistra Democratica Intellettuale e Proletaria (quelli che guadagnano dai 900 ai 1300 euro al mese con tre lavori e la notte non riescono a dormire perché debbono finire di pagare il mutuo e non cambiano lavoro perché hanno paura di non trovare di meglio e perché essere poveri e non riuscire a cambiare gli occhiali a tuo figlio, a comprargli i libri di scuola, a cambiargli le scarpe che gli è cresciuto il piede in fondo che problemi sono, in fondo, rispetto ai Grandi Problemi della Grande Sinistra Intellettuale, gente che gli ha sempre detto che 1300 è un ottimo stipendio, che si lecchino i baffi e stiano zitti, cos’è, vogliono essere benestanti per caso? Che schifo. Guadagnare abbastanza da darti la possibilità di andare a cena fuori ogni tanto e farti un viaggio è una cosa che non si può sentire, va là.)
La GSDIP si interroga sulla Grande Sinistra Democratica Tutta e dice Loro (mai a sè): “Gli Altri ci hanno rovinato il paese, ci hanno rovinato la nostra bella Italia piena di cultura e di monumenti splendidi, ci hanno rovinato la sinistra scolarizzata pure nelle regioni sempre state rosse. La GSDIP si spazientisce proprio oh, si indigna, è da ieri che non la tieni ferma. Dice oddio l’Italia è diventata xenofoba, oddio siete di destra e ommaronn’ il fascismo oddio che schifo ma cosa è questa cosa, eppure abbiamo visto sempre il documentario giusto (e gli Altri non se lo vedevano perché stavano pensando al mutuo oppure stavano facendo il terzo lavoro della giornata). LA GSDIP si accanisce e ce l’ha con tutti. Alla GSDIP io vorrei chiedere (e lo chiedo anche a Silvia eh): Ma a voi è chiaro il fatto che quelli che hanno votato la destra sono quelli di sinistra? Come dicono a Roma “vaaa risurta” che sono i vostri amici del cuore? Gli zii, i nonni, i cugini, papà (non il mio!). Ma che siete stati sedati? A scuola non vi hanno insegnato a far di conto? Ma voi che avete studiato (e dico sempre a me, parlo solo con me, sempre, non leggetemi) non sapete come si arriva alla maggioranza? Così: con quelli che votavano la Grande Sinistra Proletaria del Cuore che hanno capito che non aveva più niente di Proletario e che non aveva nemmeno più il Cuore, e che francamente si sono rotti er ca.”
Non è difficile, ci sono arrivata pure io.
(Allego immagine artistica e chiarificatrice)

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Intanto però hai visto che bella nevicata?

La cosa più brutta è che il paese reale non guarderà mai questi 20 minuti di cruda analisi sulla politica e sulle elezioni italiane, non farebbe questo sforzo mentale nemmeno per criticare Oliver e dirgli: “ma chi te c’ha mannato?”. Il Paese Reale Democratico della Rete non sa l’inglese e non si sforza nemmeno di mettere i sottotitoli sotto un video di youtube per capire di cosa si sta parlando. Manco legge un post se è più lungo di 5 righe, troppo sforzo. Infatti le “strisce” di Salvini sono tutte cortissime. Incisive e micidiali.
Ma la cosa più schifosa è che nella nostra tv non c’è più un comico vero a farci ridere e a farci capire. Guzzanti, dove sei?
Il nostro comico è salito su un palco a fare la giornata del Vaffanc. e il capopopolo. Come vent’anni prima era salito quell’altro entertainer. Tutti a farci fare quattro risate. Il primo comico almeno aveva fatto le linee ferroviarie, va’. Ma è quello di cui abbiamo bisogno ogni 20 anni. Ogni 20 anni in Italia c’è un’ondata di violenza e irredentismo e il grande bisogno di credere che qualcuno metterà a posto le cose al nostro posto. Come mamma. “Mamma, vieni a prendermi tu, fai venire papà. Prestatemi i soldi voi, fammi da mangiare tu. Dammi la casa della nonna.”
Sento il malessere, soprattutto il mio. Come diceva Rino: esistono ancora gli sfruttati malpagati e frustrati repressi calpestati odiati. Sono gli infelici, sono i lamentativi, gli indignati per tutte le cazz…te e non per le cose serie, quelli che non vedono il disegno più grande ma solo la loro bolla (e io sono una di quelli, mi faccio ridere da sola da quanto sono ottusa); poi ci sono quelli a cui questa politica non ha dato quello che aveva promesso. Sono quelli che odiano gli altri su Facebook perché il loro lavoro gli fa schifo, allora se la prendono con gli altri che fanno un lavoro un po’ meno ripetitivo e che guadagnano due spicci più di loro (ma due spicci proprio eh), e poi ci sono quelli che prendono un fucile e che sparano a un altro essere umano, convinti di averne ogni DIRITTO, convinti di “risolvere” così. Convinti di avere il diritto a sparare perché non è andata come se pensavano loro.
Io ho paura di quello che succederà domenica. A me il mio paese inizia a farmi paura.
Per questo ho deciso che se finisce male io me ne vado in alpeggio.

 

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Bello eh? In vendita, ma io non me lo posso comprare. Però non mi lamento, me lo sogno prima di andare a nanna. E faccio bei sogni sereni.