La sconfitta dell’Italia ai mondiali non è la metafora di niente

Non l’avevo ancora detto ma ho un nuovo blog che si chiama Bionda senza averne l’aria. Sono ospite della piattaforma di Altervista Pianeta Donna, fateci un giro. È tutto rosa e da femmina e ci scrivo robe un po’ da femmine. Ci metto i miei articoli e anche cose nuove, come oggi.

Mondiale-2014-Italia-sconfitta

È dalla fine della partita dell’altra sera che si affannano. Ho visto le migliori menti della mia generazione perdersi nel dubbio: è la nazionale metafora del paese o il paese metafora della nazionale? E a tutti avrei voluto dire “magnate tranquilli”. Qualcuno ha parlato di “nazionale renziana”. Qualcuno che ha le scie chimiche nel cervello, probabilmente. Tutti hanno visto una metafora potentissima nella sconfitta dell’Italia in Brasile. Io no. Io non mi intendo di calcio, non so cos’è il fuorigioco, ma ho seguito queste tre partite e penso si possa dire semplicemente che “hanno giocato di merda”, e finirla lì. Davvero, non è necessario fare per forza dei raffronti con la situazione socio-politica italiana. Possiamo ammettere che abbiamo fatto schifo ai mondiali e basta. Non serve dire che facciamo schifo come Paese, che è finito tutto, che nemmeno più il calcio, che l’eccellenza italiana, che signoramia. Che Prandelli è come Renzi e che tutto quello che succede è metafora di qualcosa. Stamattina Concita De Gregorio nella sua enciclica su Repubblica iniziava così, come l’Apocalisse:

Una squadra, un Paese. Se questa è la notte del calcio è perché è buio in
Italia.

Non è buio in Italia, abbiamo perso ‘a partita. Tutto qui.

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