Comizi bocciofili

Ieri sono andata nel mio posto preferito di Milano con una delle mie nuove persone preferite di Milano, il posto è la bocciofila di Via Morgagni. Ci sono la mia cosa preferita al mondo: i pensionati che giocano a carte e a bocce. I nonni. Se fosse per me ci andrei tutti i pomeriggi, come loro. Hanno un sacco di storie da raccontare. E non vedono l’ora di farlo. La maggior parte sono meridionali emigrati qui negli anni Sessanta. Ieri uno si è avvicinato al nostro tavolo, da solo, aveva quegli occhi acquosi e pieni di cose. Un sardo che è si è trasferito nel ’63 a fare il muratore. Prima ha vissuto in un abbaino di Via Larga, da solo, poi ha fatto arrivare la fidanzata e si sono sposati e hanno vissuto in una baracca, prima di trovare una casa vera. “Non mi vergogno a dirlo”. Ha detto così per la cosa della baracca. E cosa ci sarebbe da vergognarsi, ho pensato io. Io mi vergogno oggi. Mi vergogno delle baracche mentali dei politici. Mi vergogno del mio paese e di come tratta gli emigranti di oggi, e di come vorrebbe trattarli: ancora peggio. Che schifo. Un governo leghista. Mezzo leghista e mezzo fascista. Che contraddizione storica. Non voglio vivere in un paese di gente che non parla coi nonni.

 

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