David Bowie ci ha riportati tutti in cameretta

Ieri sera, mentre cercavo di addormentarmi o di perdere finalmente conoscenza ascoltando The man who sold the world per la diciassettesima volta, ho pensato che David Bowie morendo ci ha riportati tutti in cameretta, nella stessa cameretta. Una cameretta mentale dove ci si stende per terra e si ascoltano tutti i suoi dischi. Proprio come facevamo a sedici anni. Anche se stavolta non ci sono i dischi, anche se per qualcuno l’impianto stereo è stato il computer dell’ufficio e i vinili collezionati negli anni sono stati sostituiti da un canale Spotify. E certe canzoni qualcuno le ha dovute evitare con cura fino all’ultimo. Perché non ce la faceva. Sto parlando in generale. Come si fa a sentire quella domanda insistente da un’immaginaria torre di controllo che per tre volte in Space Oddity chiede disperata e rivolta allo spazio “Can you hear me, Major Tom?”. Ci senti? Ti stiamo chiamando noi con quella voce, la tua. E come si fa ad ascoltare quella frase definitiva? And the stars look very different today. Oggi che le stelle hanno cambiato faccia. Come si fa a dire addio a un uomo con le parole, con qualsiasi parola? A quell’uomo che le aveva già scritte giuste. Tutte. Una più esatta dell’altra. Sarebbe una mancanza di rispetto per quella creatura magnifica e mutante. Quell’alieno venuto da lontano, solo per una visita su questa Terra. Non per restare.

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Colui che ci ha fatto credere a tutto. Believing the strangest things, loving the alien. Che ci ha invitato a porci le domande più assurde. Is there life on Mars? Adesso sì. Ne siamo sicuri. David Bowie ha portato almeno cinque generazioni di adolescenti più lontano con la sua musica. E senza di lui forse certe band non esisterebbero e a me non piacerebbero. Smashing Pumpkins, Placebo, Marilyn Manson, Blur, Muse, Editors, Interpol, Verve, Oasis, dite grazie a papà. A livello storico-sociologico ha gettato una gran confusione nella vita sessuale degli anni Settanta e fatto esplodere un po’ di convinzioni rarefatte in testa. He’d like to come and meet us, but he think he’d blow our minds. Qualcuno dice che la vera botta l’ha data ai ragazzini di quegli anni, questo qualcuno non ha mai conosciuto me o i miei amici.

Come si saluta per l’ultima volta Starman, l’uomo delle stelle, venuto da un altro posto, uno che ci ha lasciato da solo tutto quell’immaginario? Lo space invader? Alieno, ambiguo, glam, rock’n’roll suicide , mutevole, white duke, kook ?

Come si fa a dire addio all’Absolute beginner? Quello che ha iniziato un’infinità di cose ed è riuscito a portarle a termine tutte, perfino l’ultimo stupendo e presago Blackstar? Dove ci ha detto addio prima che come al solito riuscissimo a capirci qualcosa. I’m dying to. I’m trying to.

Ecco, io credo che noi a David Bowie possiamo soltanto rimettere i nostri debiti. Come a Dio. Un Dio laico, con lo sguardo divertito e una tutina scintillante. E dobbiamo farlo con le sue stesse canzoni. Cenere alla cenere. Sì, Ashes to Ashes. È perfetta da sola, non c’è bisogno di dire altro.

Torno in cameretta.

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