Beyoncé, imprenditrice del suo culo

Su Wired ho parlato del culo di Beyoncé. Già, proprio così.

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Ieri sera agli MTV Video Music Awards la cantante Beyoncé si è esibita in uno show, un momento di intrattenimento di altissimo livello e una lezione politica su come usare il proprio corpo. In una performance di quindici minuti si è prodigata in una sequenza monumentale non-stop dei successi tratti dal visual album del 2013 Beyoncé, tra cui “Jealous”, Drunk in love e Blue (canzone struggente a cui viene aggiunto ulteriore struggimento attraverso le immagini in video della figlia Blue Ivy e dal campionamento della sua vocina).

Sul megaschermo dietro di lei a un certo punto lampeggiava una scritta a caratteri cubitali: FEMINIST.

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Pochi istanti dopo, in una coreografia che non lasciava niente al caso, le ballerine si esibivano in una sequenza di sforbiciate di gruppo e di movimenti twerking che mostravano in primo piano proprio i loro culi, molto simili al suo, ricoperti di quello che sembrava essere materiale lunare.

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La maestra Beyoncé anche oggi ci ha fatto capire qualcosa. Una vera lezione di liberazione sessuale impartita da una cantante miliardaria attraverso uno show, e in realtà non solo da lei. Da anni, a cominciare da Jennifer Lopez che se lo fece assicurare per una cifra altissima provocando grande disappunto e che si giustificò poi con un semplicissimo: “ma io con questo ci lavoro”, le star della musica americane sono sempre riuscite a dirci qualcosa di noi. Per non parlare dell’esplicito video musicale Anaconda di Nicki Minaj, dopo averlo visto non avrete nessun bisogno di controllare il calendario cinese: questo è l’anno del culo.

Il culo di Beyoncé è una macchina da guerra. Lei così ci fa i soldi, e non se ne vergogna, non lo nasconde, anzi, lo fascia con delle strizzatissime tutine tempestate di lapislazzuli. Quello di Beyoncé è un culo virale, che ha un enorme potere unificante. Potessimo imparare noi ad essere imprenditrici del nostro culo come è lei. Da noi il culo è frustrato da anni di femminismo, di lotte della sinistra della cultura. Da noi il culo deve essere di contenuti. Se una donna si spoglia lo deve fare per una causa precisa. Deve dirci qualcosa. Deve raccogliere voti. E se notate bene il culo culturale non è mai un gran culo: è sempre piccolo, di dimensioni ridotte. Un culo timido. Da noi il culo è un simbolo politico, diventa sempre qualcos’altro. Diventa il culo dell’era berlusconiana, dei programmi televisivi scemi e delle veline, un momento storico da mettere al rogo e da sostituire con il culo politicizzato, non meno culo dell’altro, vorrei aggiungere. Non lasciamo mai che sia quello che è. E non gli lasciamo mai fare il suo lavoro, come ci insegna Beyoncé.

(continua a leggere su Wired)

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