Sono stata una reporter di provincia

Oggi su Abbiamo le prove è uscita una mia storia dove racconto del periodo in cui sono stata reporter di provincia e mi sentivo come Nora Ephron ma mi sbagliavo di grosso.

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Avevo iniziato a lavorare per un giornale di provincia dopo aver letto un annuncio, cercavano dei collaboratori. Scrissi un’email dove dicevo che non avevo nessuna esperienza come giornalista e la settimana dopo andai nella sede per un colloquio. Mi presero.

La mattina della prima riunione in redazione mi sentivo come Nora Ephron appena viene assunta al New York Post e capisce di aver trovato il suo posto nel mondo: circondata da cronisti e redattori pazzeschi in un luogo di grande fermento intellettuale. L’ho sempre immaginata buttare giù la cornetta di un telefono a disco nero senza salutare, con in mano una grossa tazza di caffè bollente con il logo del Post davanti a una macchina da scrivere. La mia redazione era puzzolente, fumosa, male illuminata e con i mobili sgangherati, proprio come quella che descriveva Nora Ephron, solo che io mi trovavo a Chivasso, i miei colleghi erano giovani e inesperti e il caffè era quello delle macchinette che stava dentro quei mostruosi bicchierini di plastica marrone.

Non avevo un lavoro fisso e stavo attraversando un periodo emotivamente schifoso. Una cosa come quella mi sarebbe servita ad andare avanti. Per la prima volta mi pagavano per scrivere.

Decisi che avrei fatto la reporter di provincia. Non durò a lungo, ma mi divertii parecchio.

 

Farò la reporter per sempre* 

Io e gli altri collaboratori avevamo dei comuni da presidiare, la nostra zona era quella del Canavese. Io coprivo tre paesini e la città di Ivrea. Andavo a tutte le conferenze stampa dei vari comuni. Posso dirvi che se non siete mai stati a una seduta del consiglio comunale di Quassolo non avete mai vissuto davvero.

Durante le mie giornate da cronista avevo a che fare perlopiù con pensionati. I miei preferiti. Appena capivano che scrivevo per un giornale si facevano tutti carini e condiscendenti. Mi offrivano caffè, biscotti, e mi chiedevano se volevo fare altre domande, o altre foto, in che posizione dovevano mettersi, se mi potevano lasciare la loro email il loro bigliettino da visita e se volevo la spilla della loro associazione. Io prendevo tutto. Intervistavo sindaci, assessori, carabinieri, poliziotti, vigili urbani, presidenti di associazioni, di pro loco, di gruppi storici. Andavo alle inaugurazioni, alle presentazioni dei progetti delle associazioni, alle manifestazioni, alle celebrazioni storiche, alle ricorrenze, alle mostre di fotografie sulla montagna, alle feste comunali per le nozze d’oro, alle sagre. Avevo redatto un meticoloso reportage sulla festa del cavolo verza, due pagine piene di interviste e foto che avevo fatto io. Ero entusiasta. E poi non si indispettiva mai nessuno. Quella storia dei reporter scomodi che vengono cacciati dalla gente era molto lontana da me. A Borgofranco non è mai successo niente del genere. Mi stavo divertendo davvero. La cosa importante della mia vita è questa: io trovo sempre il modo di divertirmi, ovunque sono. Quando finirà il divertimento, finirò anche io.

Poi, proprio sul più bello, alla fine del primo mese di lavoro, arrivò il foglio Excel per conteggiare il numero di articoli pubblicati con il relativo compenso. L’immagine di Nora Ephron svanì nel nulla.

(continua a leggere su Abbiamo le prove)

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2 thoughts on “Sono stata una reporter di provincia

  1. Peccato che la Madonnina di Volpiano abbia lacrimato nel lontano 1995 (in sincrono con quella di Civitavecchia). Il caso sarebbe stato tuo, magari ci saremmo conosciute e mia madre si sarebbe fatta intervistare.

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