Revenge porn, la vendetta servita su uno schermo freddo

Questo è un mio articolo uscito su Wired dove parlo di revenge porn. 

jonny ewan trainspotting

Credo che nessuno di noi abbia mai avuto alcun desiderio di finire a sua insaputa su YouPorn taggato nella categoria “creampie”. È una cosa che può succedere. Si tratta di revenge porn: è la pornografia della vendetta, ossia quella pratica di pubblicare in rete materiale imbarazzante come un video hard fatto in casa, oppure un’immagine dell’ex nuda. Tutto senza il consenso dell’interessata, spesso condividendo anche nome, indirizzo o riferimenti che facciano capire chi è lei. Se uso pronomi femminili è perché nel 90% dei casi la vittima di revenge porn è una donna.

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Ognuno di noi ha un ricordino che riguarda la sua sfera privata che vorrebbe tenere per sé e per la persona con cui l’ha condivisa in quel momento. E ognuno di noi a un certo punto della vita fa delle scelte, e spera che siano quelle giuste. In un’epoca storica in cui le relazioni si svolgono per buona parte online, pensiamo al sexting e agli innumerevoli siti di dating, dove prima di conoscersi ci si scambiano foto e video, oltre che pensieri, il pericolo di diffusione di immagini compromettenti che ci riguardano è molto alto.

La mia scelta riguardo ai video hard l’ho fatta a diciassette anni, la prima volta che ho visto Trainspotting. Vi ricordate la storia di Lizzy e Tommy che non trovavano il loro video hard? (l’aveva rubato Mark Renton). Da lì in poi tutto andava a rotoli: Tommy iniziava a fare uso di eroina, gli veniva diagnosticato l’Aids e moriva. Io mi sono sempre immaginata di finire così semmai avessi fatto un video hard. Beh, io sono esagerata.

Ad ogni modo quando per la prima volta mi è capitato di parlare seriamente a un’adolescente di revenge porn ho cercato di motivarla fortemente a non fare mai niente del genere e a controllare molto bene le foto inviate su WhatsApp, Facebook e Snapchat. Un consiglio che darei anche a mia figlia: “Lavati sempre i denti e non farti mai riprendere quando fai sesso” le direi, consegnandole il dvd di Trainspotting.

Pochi giorni fa c’è stato un nuovo caso di revenge porn: siamo in provincia di Torino, lei lascia lui, e lui per vendicarsi condivide con alcuni amici su Whatsapp un loro video hard, le immagini finiscono su YouPorn. E lì restano. Le visualizzazioni schizzano alle stelle dopo poche ore e il video si propaga come un virus in diversi altri siti di porn sharing.

La polizia postale lavora troppo lentamente e non ha strumenti sufficienti per fermare la diffusione. Una volta che un video finisce in rete il rimbalzo può essere pressoché infinito. Quello che succede online resta online. Resta negli hard disk degli altri. Eliminare un dato su internet è un’impresa quasi impossibile. Vi ricordate “Forza Chiara da Perugia”? Era stato il primo caso di revenge porn italiano finito sulle cronache. L’ex fidanzato abbandonato aveva passato agli amici il suo video hard con la fidanzata, loro l’avevano copiato e diffuso in rete e, da peer nasce peer, il video aveva fatto il giro del mondo. Il filmato è del 2002, ma ancora oggi è possibile vederlo e leggerci sotto commenti come questo: “non la credete cosi innocente e vittima di un orco pervertito… lei ha voluto farlo, l’ha voluto far vedere…”. La reductio ad slut-shaming: “si è lasciata ritrarre nuda”, quella svergognata. Tra le motivazioni che spingono i fidanzati abbandonati alla pubblicazione di foto o video compromettenti c’è proprio il desiderio di far vergognare l’ex, di farla sentire una zoccola, di esporla al pubblico dileggio.

(continua a leggere sul sito di Wired)

 

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