Il corpo non dimentica

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.

Holden Caulfield

Ho iniziato a leggere Il corpo non dimentica, il libro di Violetta Bellocchio a teatro, in un camerino, dall’iphone. Avrei dovuto lavorare e invece mi sono accucciata su una sedia scomodissima, ho spento le luci e sono rimasta al buio a leggere.

Io ero ubriaca morta. Un corpo inzuppato, felice di stare altrove.*

L’ho continuato sul tram, anche se io odio leggere sui mezzi, non sono abbastanza concentrata e ogni volta mi dico “sì, ma il pezzo che hai letto qui poi te lo rileggi con calma”. Non volevo perdermi niente. E così sono tornata a casa, e ho ricominciato a leggere dall’ipad, la situazione era ideale: letto, buio, luminosità bassissima dello schermo. Avevo un po’ di sonno ma non riuscivo a smettere. Anzi, mi fermavo spesso: ingrandivo i caratteri per rileggere delle cose, per fermarmi. Per sorridere.

Non imputate a Dio i peccati degli sceneggiatori di rai Uno, insomma.

Nel libro di Violetta sono molti i punti su cui fermarsi. Sapete quando uno scrittore in un libro parla proprio a voi? Mentre vai avanti pensi che stai facendo una chiacchierata con lei, che siete sedute in un bar e tu non riesci a smettere di sentire quello che ha da dirti con quella sua voce, con quelle sue battute divertenti.

Lì dentro, tra noi, sono sempre successe quelle che voi chiamereste suggestioni, o cose strane, e io ho imparato a chiamare col loro nome: “può capitare”.

Che sia un memoir e che parli di una storia, vera, la sua dipendenza dall’alcol ed il suo percorso di disintossicazione, questo lo sapete. Quello che forse non sapete è che si vedono gli organi interni. È una cosa piuttosto rara. Ai libri non succede spesso di mostrarli. E questo è un libro che li fa vedere, ed era un sacco di tempo che aspettavo una cosa così.

Il mattino mi sveglio senza sapere come, chi è tornata a casa mia. Devo essere rientrata a piedi, con le scarpe leggere, scollate, sotto l’acqua, la neve, il fango, la nebbia, le temperature a meno diciotto, i lupi. I tassisti.

Non voglio nemmeno immaginare il coraggio e la forza che ci vogliono per esporre se stessi ed i propri organi interni in questo modo.

Il business dell’autodistruzione è roba seria.

Per le persone che sono state dipendenti da qualcosa e che hanno creduto di morire e che hanno cercato di guarire questo libro arriverà più veloce.

Il primo minuto di una cosa bellissima.

Per tutti gli altri, buona lettura.

Non ero più “una che beve”. Altre cose, ero ancora.

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Il corpo non dimentica

Violetta Bellocchio

Mondadori

p. 276

*le citazioni in corsivo sono tratte dal libro.

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3 thoughts on “Il corpo non dimentica

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