Del perché mi piace il freddo, le foto con la neve, il Dottor Zivago, le navi rompighiaccio e le cose che si possono fermare

Fa un gran freddo in molte zone del Nord America in questi giorni. E io sono molto felice. Non fraintendetemi, a me piacciono le foto dei posti freddi, delle cose ghiacciate. Quando voglio rilassarmi vado a cercare le immagini “New York innevata” e mi sento subito meglio, per esempio. Lo so che il freddo porta disagi incredibili alla gente, e mi dispiace, è successo anche a me, non sono potuta uscire in macchina o prendere un aereo. Il fatto è che ci escono un sacco di belle foto col freddo. Foto che piacciono a me. Ringrazio tantissimo i fotografi delle agenzie e i giornalisti che fanno quegli scatti pazzeschi sotto la neve a meno quindici gradi nelle città. E ancora di più i giornali online che ne pubblicano gallerie intere.
Non so perché ho questa passione.

Ci ho pensato perché ho letto che una nave russa si è bloccata in Antartide e che una nave rompighiaccio cinese che voleva aiutarla si è bloccata dietro di lei, e che poi sono state trascinate da un’altra nave rompighiaccio americana e tutto è finito bene. Che cretine queste navi rompighiaccio.

Ho pensato che i sentimenti sono come quelle navi rompighiaccio. Sono cretini, si incagliano uno dietro l’altro perché si volevano aiutare ma hanno finito a fare peggio. Ma sono delle cose pesanti, che entrano dentro il freddo, e lo spaccano, e poi finisce tutto bene.

Uno dei miei film preferiti è il Dottor Zivago. Non tanto per la storia d’amore o quella politica e tutto il resto, ma per un’immagine. A un certo punto Zivago e Lara vanno a vivere in una casa di ghiaccio, in mezzo alla steppa innevata. Il pensiero del loro amore in mezzo a tutto quel candore maestoso e immacolato mi fa stare benissimo.

Penso che mi piacciano così tanto il ghiaccio e il freddo e le foto dei posti innevati perché mi piace pensare che le cose si possono fermare. Che possono restare così per sempre. Ghiacciate. Immobili.

E allora scorro le immagini di tutti questi posti freddi in America e vedo che si sono concentrati sulle cascate del Niagara. E a me fa effetto, ma più effetto degli altri posti, perché lì ci sono stata. E mi viene in mente una foto di me e mio padre. Siamo in Canada, è il 1987 e noi due siamo su una strada ghiacciata che costeggia le cascate, e intorno alla strada c’è la neve. Lui per metà è di spalle e si sta abbassando per infilarmi un guantino, io sto ridendo con la bocca dentro la sciarpa. Se non ci conosci non lo sai che io stavo ridendo. Non lo puoi sapere. Se non ci conosci non lo sai che mi ero fatta comprare un cappotto come il suo perché volevo essere uguale a lui. E che mia madre era quasi diventata pazza per trovarlo. Se non ci conosci non lo sai che problemi avevo io da piccola a infilarmi i guantini. Questa è una di quelle foto che una volta venivano spontanee e che adesso cercano tutti di farle apposta così ma non ci riescono. Una di quelle dodici o trentasei di un rullino che potevano anche non venire se sbagliavi luce. O una foto inesistente perché il fotografo ti ridava indietro il rullino tutto nero e ti diceva “è bruciato” e tu pensavi “ma come, io ho fatto tutto per bene, la luce, ho messo a fuoco, ma me l’ha bruciato lui sicuro, ‘sto stronzo di fotografo incapace” e tu ti eri dimenticato pure che l’avevi fatta. Quelle foto così sono altri scatti rispetto a quelli belli e studiati dove stiamo tutti in posa e c’è anche mia madre che non sta facendo la foto stavolta e noi sorridiamo per finta con la sciarpa messa bene e io i guanti ce li ho tutti e due perché mio padre me li ha appena infilati. Non è una di quelle foto che va a finire nell’album o incorniciata in soggiorno. Ma è sbagliato perché è più bella delle altre foto dove siamo in posa di quel viaggio. Ogni volta che penso al mio rapporto con mio padre io penso a quella foto. E mi sembra che questo momento si ripeta all’infinito. Che è da tutta la vita che mio padre mi sta infilando un guantino quando sono in un posto freddo. E anche se adesso non mi infila più lui i guantini riesce comunque a proteggermi e a scaldarmi quando c’è il freddo nella mia vita. Come una cosa che succede per sempre. E non si fermerà mai. Come una nave rompighiaccio. E meno male che il fotografo quella volta non ha bruciato il rullino.

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