Del perché mi piace il freddo, le navi rompighiaccio e le cose che si possono fermare

Fa un gran freddo in molte zone del Nord America in questi giorni. Ed io sono molto felice.
A me piacciono le foto dei posti freddi. Delle cose ghiacciate. Quando devo rilassarmi perché sono agitata per qualcosa vado a cercarmi “New York innevata” e subito mi sento meglio, per esempio. Lo so che il freddo porta disagi inenarrabili alla gente, e mi dispiace, ma in fondo non m’importa un granché perché questo porta un sacco di immagini con sé. Ringrazio tantissimo quei fotografi delle agenzie e quei giornalisti che scattano quelle foto pazzesche sotto la neve a meno quindici gradi. E ancora di più i giornali online che ne pubblicano gallerie intere.
Non so perché ho questa passione.

Ci ho pensato già qualche giorno fa, quando quella nave russa si è bloccata in Antartide e la nave rompighiaccio cinese che voleva aiutarla si è bloccata dietro di lei, e poi sono state trascinate da un’altra nave rompighiaccio americana.

Ho pensato ai sentimenti come a delle navi rompighiaccio. A delle cose pesanti, che entrano dentro il freddo, e lo spaccano.

Uno dei miei film preferiti è il Dottor Zivago. Non tanto per la storia politica e tutto il resto ma perchè ad un certo punto Zivago e Lara vanno a vivere in una casa di ghiaccio. In mezzo alla steppa innevata. Il pensiero del loro amore in mezzo a tutto quel candore maestoso e immacolato mi fa stare benissimo.

Penso che forse mi piacciono il ghiaccio e il freddo e le foto dei posti innevati perché mi piace pensare che le cose si possono fermare. Che possono restare così per sempre. Ghiacciate.

E allora scorro le immagini di tutti questi posti freddi in America e vedo che si sono concentrati sulle cascate del Niagara. E a me fa effetto, ma più effetto che negli altri posti, perché lì ci sono stata. E mi viene in mente una foto di me e mio padre. Siamo su una strada ghiacciata che costeggia le cascate, e intorno alla strada c’è la neve. Lui è di spalle, abbassato su di me, e mi sta infilando un guanto, io rido con la bocca dentro la sciarpa. Ogni volta che penso al mio rapporto con mio padre penso a quella foto. E mi sembra che questo momento si ripeta all’infinito. Che è da tutta la vita che mi sta mettendo un guanto in un posto freddo. Come una cosa che succede per sempre. E non si fermerà mai. E mi sento tranquilla.

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