L’ho cercata su Facebook e l’ho raccontato su Abbiamo le prove

Era un pomeriggio caldo e afoso di qualche tempo fa quando mi è stato inflitto un drammatico “ti devo parlare”. Nascosto lì dietro c’era il mio primo “ho conosciuto un’altra”. A seguire ci sono state lacrime, mani nei capelli, dolore, – chi cazzo è questa? – , fitte alla bocca dello stomaco, silenzi, urla, ulteriori urla, una portiera sbattuta molto forte, silenzio. Il solito, credo. I giorni interi a dieta di sole lacrime. Lo strazio. Poi è arrivato il sonno. Arriva sempre. Come la fame, forse appena dopo.

Quando il dolore si è placato e mi sono sentita abbastanza lucida, ho fatto quello che avevo in mente fin dall’inizio: l’ho cercata su Facebook

Cercare i nomi della gente su Facebook è la prima cosa che faccio quando ho un nome tra le mani. È per farmi un’idea. È la mia cosa. Lo faccio dal 2007, da quando mi sono iscritta. Nel corso degli anni l’ho fatto per i motivi più disparati: per cercare le ex degli amici, per sbirciare le foto di quelli appena conosciuti, per vedere che fine aveva fatto gente che frequentavo decenni fa, per lavoro, per curiosità, per noia. Stavolta era qualcos’altro a muovermi. L’odio.

Una donna odia “l’altra donna” a prescindere. È nell’ordine delle cose. Non serve nessuna spiegazione. Nessun motivo è abbastanza valido, non è ragionevole, sensato. È come l’amore. L’odio conosce ragioni che la ragione non conosce, pure lui. Pure di più. Il fatto è che attraverso Facebook si può odiare meglio. Si può odiare precisi. Si possono fortificare certe convinzioni, e dare una faccia, un corpo, un tipo di abbigliamento, una famiglia, degli amici, un lavoro, un lavoro precedente, una città natale, a tutto quell’odio.

Così ho cercato il suo nome, ho cliccato sulla foto e ho iniziato a scorrere verso il basso il profilo di questa sconosciuta per la prima volta, e questo mi ha dato qualche brivido. Dal primo colpo d’occhio ho capito che mi interessava tutto e così nel giro di pochissimo tempo mi sono ritrovata uno schermo aperto contemporaneamente su un’ottantina di schede (non le ho contate, saranno state molte di più) tra album, foto, profili di amici, di parenti, di amici di amici, di parenti di amici. Ho scandagliato le sezioni andando a ritroso nel suo diario fino al 2009 (cercando non so che cazzo). Ho letto le frasi dei suoi status (tutte stupide, ovviamente) e ho aperto una ad una le sue immagini. In un’ora mi sono costruita un solido identikit e ho fatto il mio personale montaggio della sua vita. Ne potevo cogliere i personaggi secondari, le location, gli interni, le battute, gli eventi. Avevo tutto il materiale a mia disposizione. Lì, tutto per me, in profilo aperto, senza bisogno di chiedere niente alla polizia. Per quanto ne sapevo potevo beccarla dove faceva l’aperitivo (dove si era geolocalizzata negli ultimi giovedì) e ammazzarla. Non sarebbero mai risaliti a me, non avevamo neanche un amico in comune.

(continua qui)

20131118-215903.jpg

Annunci

3 thoughts on “L’ho cercata su Facebook e l’ho raccontato su Abbiamo le prove

  1. questo è stato il primo scritto tuo che ho letto, postato dalla cara amcia che abbiamo in comune. Sotto quel link rivelavamo di aver spiato, cospirato e rigato una macchina.
    detto ciò, scrivi proprio bene!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...