Cat Power, all’anagrafe di Atlanta Chan Marshall

Domenica sera al Carroponte di Milano per la prima volta ho visto Cat Power in concerto. Era dal 2006 che tentavo l’impresa, ed ero stata buona tutte le volte che aveva annullato, perché la conosco.
Cat Power, all’anagrafe di Atlanta Chan Marshall, è un’artista malinconica, introversa e che spesso si sbronza. I suoi concerti sono stati molte volte teatro di sue crisi emotive, questo noi fan lo sappiamo. Noi ci siamo visti i live su YouTube, non siamo arrivati impreparati.
Dall’ultima data cancellata a Milano, a dicembre, ho iniziato a seguire con attenzione le sue comunicazioni confusionarie sui social network. Man mano che il concerto si avvicinava andavo a controllare a che punto stava del tour, assicurandomi che fosse tutto a posto. Quando un giorno ha postato su Instagram un autoscatto captionandoci un “SOBER” sotto volevo complimentarmi con lei personalmente.

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Avrei voluto chiederle se mangiava abbastanza, se si sentiva stanca, se voleva parlare con un’amica. Perché sapevo da dove nasceva questo tour.
L’ultimo album di Cat Power, “Sun“, è infatti uscito nel settembre del 2012, a giugno dello stesso anno quello stronzo scientologo Giovannino Ribisi si era sposato con la modella Agyness Deyn, appena due mesi dopo aver troncato la sua relazione con Chan Marshall, iniziata nel 2006.
Capirete la mia empatia, la mia preoccupazione sullo stato di salute psicofisica della povera Chan. Scaricata all’alba dei suoi 40 anni da quell’ignobile, per una modella, ovviamente più giovane. Che ogni giorno guglando poteva imbattersi in un’immagine come questa, i due limonatori svergognati del supermarket (lei, l’anoressica, con barattolo di burro d’arachidi in mano, come se non bastasse).

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My poor Chan, che per il dolore ha preso qualche chilo e si è tagliata i capelli fiondandosi su un biondo platino, quella che sappiamo essere la scelta del culmine della disperazione, proprio lei, il cui lungo castano con frangia avevo invidiato e cercato di emulare per anni. Gli anni in cui le sue canzoni mi descrivevano la vita. Gli anni in cui era una sbronzona grungiona, coi jeans e le camicione dei maschi di Seattle, e cantava robe così, gli anni in cui era amica di Karl Lagerfeld, e si vestiva Chanel (standoci benissimo), o l’anno in cui aveva partecipato con un cameo in My Blueberry Nights di Wong Kar-wai, uscendosene con una cosa del genere, e rovinandomi quasi completamente il 2009.

Ecco perché domenica, mentre trascorrevo l’ora di soundcheck azzannata da sciami di violente zanzare milanesi avevo tema nel cuore che la ragazza non sarebbe uscita sul palco. Ecco perché ridacchiavo di quelli che intimavano «esci! Alcolizzata!», ma dentro di me sentivo la vittoria per il solo fatto che il suo tour bus fosse lì fuori.
Ecco perché quando alla fine è uscita, ho pianto come un vitellino. Era da quasi un decennio che volevo sentire quella sua calda roca penetrante voce da tabagista intonare “Once I wanted to be the greatest“.
Ed ecco perché alla luce delle lamentazioni dei romani (sti cazzo di romani) sul suo concerto di ieri sera all’Auditorium Parco della Musica, magistralmente riportato da un vertiginoso Pietro D’Ottavio in un articolo surreale scritto per Repubblica (che mi fa riflettere se non sia il caso che gli articoli se li facciano scrivere da qualcuno che effettivamente ci va ai concerti, non che se li immagina dal divano) interrotto, ma poi ripreso, non posso che pensare a che stronzi insensibili sprovveduti siano quelli che volevano farsi ridare i soldi del biglietto. Gente che non ha visto la traboccante tenerezza che ho visto io, gente che non ha guardato le strazianti scuse postume

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gente che, citando la cosa da adulto che mi ha detto l’uomo adulto che mi ha accompagnato domenica: «non ti capisce, loro non sono come me».

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2 thoughts on “Cat Power, all’anagrafe di Atlanta Chan Marshall

  1. Bravissima, hai colto in pieno. Ieri ero a Roma e mi sono vergognata del pubblico che avevo attorno a me, di quelli che se ne sono andati stizziti quando lei ha abbandonato dal palco senza neanche aspettare per vedere se sarebbe ritornata. Hanno fatto bene, perché loro non capiscono.
    Se ti interessa, questa è la mia personale opinione del live di ieri: http://www.fusoradio.net/index.php/Ultime-notizie-Fusoradio/recensiti-per-voi-cat-power-auditorium-parco-della-musica-1942.html
    Lei non ha bisogno di essere perdonata!

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