Reality è un cazzo di film della madonna, Garry è una maledettissima realtà del cinema italiano

Reality è un cazzo di film della madonna. Garry è una maledettissima realtà del cinema italiano ed è meglio farci i conti il prima possibile. Ok, sto paracitando, ora la servo per intero:

«[…] che io sono un bisturi affilato che seziona l’animo umano. Io e Alex Baricco siamo due maledettissime realtà della letteratura italiana ed è meglio farci i conti il prima possibile. E’ incredibile ma i nostri libri si leggono così in fretta che tu, lettore, quando lo avrai finito, non saprai mai cosa ti è successo. Semplicemente sei diventato migliore, ora sei un intellettuale. Quando ti compri un mio libro, io ti faccio un regalo superiore: ti regalo gli strumenti per interpretare questo pianeta di merda.»

Ho pensato a queste parole di Ammaniti (perchè minchia io a Ammaniti ci voglio bene) per tutto il film e non vedevo l’ora di tornare a casa e rileggerle perché non ricordavo la citazione a memoria e perché mi sembrava potessero descrivere ironicamente l’impatto che ha avuto su di me questo film.

Sì, a parte gli scherzi e la molta ironia, Reality è un regalo superiore. Il fatto però è che sai benissimo quello che ti succede nel momento in cui guardi il film. Non c’è nessuno straniamento brechtiano. Non c’è niente dopo. È tutto lì. Anzi, c’è pure troppo. In Reality more is more. Sono tante le femmine (ci sono scene casalinghe da gineceo almodóvariano che fossi in voi, signori della giuria, gli avrei dato un premio apposta), è tanto il cibo, sono tante le cose truzze, è tanto il manuelfantonismo, è tanta la famiglia (che abbraccia il protagonista in una stretta soffocante, meridionale, che lo accompagna sballonzolando verso il sogno di gloria e si svela infine come ultimo cuscino di salvataggio quando tutto degenera), sono tante le urla, e soprattutto sono tantissimo i posti (e inventatevela una cazzo di Volpi per il miglior catcher di location, perché quel catcher è Garry). Tornando a casa pensavo di fare chissà che riflessioni e invece per me non c’è stato niente da capire a posteriori. Niente su cui rimurginare e chiosare. (A parte forse la ferma volontà di regalare un biglietto di ingresso per l’Aquafan di Riccione a qualche intellettuale).
Sì, certo, potrei soffermarmi su alcune scene cruciali del film (anche se io le ho vissute tutte come cruciali) ma che diamine, quelle parlano così maledettamente bene da sole che io non saprei cosa aggiungere a parte una cosa: vedetevelo.

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