Verranno a chiederci del nostro iPhone

Ho una spiegazione molto semplice per l’attenzione patologica di tutti i santi inquisitori verso i fanboy della mela che si sono messi in fila durante la notte dinnanzi agli Apple Store italiani per l’acquisto del loro oggetto del desiderio: la gente non si fa i cazzi suoi.
Ma ho anche un’altra idea a riguardo, più profonda, l’ho mutuata da un poeta, Angelo Maria Ripellino, è una citazione tratta da Lo specchio e l’anima (forse il mio libro preferito sul teatro), recita così:

Sia dunque maledetta l’intolleranza con tutti i suoi piccoli schiavi, che fanno della Non-legge la legge suprema, con la sua giungla di borghesucci spietati, sempre pronti ad urlar «crucifige», a proteggere la tirannía, ad impancarsi a salutisti, a tutori di «virtù» conculcate.

Siamo un popolo di indignati, sì, ma per le cose sbagliate. Per i motivi più futili. E abbiamo anche una categoria particolare di indignati (i più deficienti), sono gli spietati che si lamentano per l’assenza di indignazione altrui. Sono quelli che se ci parli ti fanno capire che hanno la revolución in tasca, ma che aspettano a lanciarla. Siamo un popolo di intolleranti, questa è la nostra grande condanna. Matrimoni gay, aborto, adozioni, partiti, calciatori, e adesso siamo arrivati al limite, non si può nemmeno più decidere dove perdere 12 ore della propria vita. Io le vedo quelle loro dita da telospiegoio puntate alla schiena, li vedo i cavalieri senza macchia che bussano in testa per ammonire “Diamine! In Spagna stanno facendo la rivoluzione e tu invece stai in fila per un telefono!“, solo che non ho sentito nessuno urlare abbastanza forte “Esticazzi?“.

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6 thoughts on “Verranno a chiederci del nostro iPhone

  1. Suvvia, anche tu scrivi “perdere 12 ore della prorpia vita”, quindi proprio dei grossi geni questi amanti della mela non ti devono sembrare. Però ti indigni se qualcuno si indigna; e allora sono indignato anch’io, senza virtù alcuna. Ma per favore, lascia stare il partito dei calciatori gay sposati che hanno adottato un aborto, perchè martedì c’è la Cèmpionslig.

  2. Ciao Silvia,
    sono d’accordo con te, sinceramente quelle chilometriche file davanti agli Store mi fanno pensare ad un alveare colmo di api ma che invece di fare del miele, stanno lì ha non farsi i cazzi loro. Chissà magari noi non lo sappiamo ma fanno anche la gara di chi riesce a farseli di meno e al vincitore je danno du pacche sulla spalla e je pagano na pizza…
    E’ che FARE qualcosa, ma farlo davvero… beh, vabbè…

    Per quanto riguarda l’indignazione, se ognuno di noi fosse indignato di se stesso, di ogni stupido che vive dentro di noi, e ce ne sono tanti, questa parola forse non esisterebbe. Però poi ci penso un po’ e quello che mi viene in mente è: “Selezione Naturale.”
    Forse è giusto così e chi non ha voglia di far parte di quello spettacolo non compra il biglietto.

    Grazie Silvia
    Buona fortuna per il tuo blog!

    • Ah beh, l’unico con cui uno si possa davvero indignare come si deve è sé stesso. Penso che a noi stessi dobbiamo rompere il cazzo quanto più possiamo. È agli altri che dovremmo lasciare più carta libera.

      Vabbè, torno a farmi “dei gran giri su me stessa”.

      Grazie Marti.

  3. Io sono contrario alle file a cuneo (intendo la forma geometrica, non Cuneo città, che anche loro, poveretti, hanno diritto a fare le loro file). Se le file sono ordinate, però, va bene.

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