Il Paese non è reale

Stamane mi sono imbattuta nell’ennesima analisi freudiana dello spettatore della tv di non qualità. L’argomento naturalmente incricca i cervelli più illustri della scena giornalistica e non, e oggi su Pubblico Massimo Bernardini non ha negato il suo contributo. Come altri autori impegnati nell’ideazione e direzione di programmi della tv “di qualità” che quando non stanno contando i numeri dello share chini e sudati peggio di John Nash nel suo anno di dottorato a Princeton sono impegnatissimi in una pratica intellettuale assolutamente sterile: snobbare lo snobbabile facendo finta di non snobbarlo. Bernardini nello specifico snobbava il pubblico de “L’Onore e il Rispetto” (e se in questo momento state facendo finta di non sapere di che si tratta, questo non è il vostro blog di riferimento). Il titolo dell’articolo sulle prime mi aveva tratta in inganno: “Dilemma: snobbare Gabriel Garko o capire la pancia del Paese?”. Capire la pancia del Paese! Ho pensato stupidamente: ‘uno di noi! Sdoganiamo la fiction spaghetti western a metà tra Francis Ford Coppola e Mario Merola sui quotidiani, si!’, invece no. Non c’era da divertirsi, non c’era da condividere una passione, non si era tra amici come si è col gruppo d’ascolto su Twitter (#lonoreeilbaubau). Ho frenato l’entusiasmo. Non aveva capito niente. Bernardini stava parlando da borghese istruito ad altri borghesi istruiti immaginari, personaggi fittizi di un film surrealista che si svolgeva tutto nella sua testa (ed evidentemente nel suo salotto) dove, presumo, ricchi intellettuali di sinistra accomodati su chaise longue in cavallino giganteggiano sulla vastità dell’universo e se proprio gli tocca di accender la tv (ma soltanto nel rarissimo caso in cui tutti i grandi classici russi che avevano in casa siano stati esauriti), guardano Ballarò. Bernardini, come molti altri suoi “colleghi”, è un archetipo ricorrente, è lo scrutatore junghiano della working class, l’indagatore dell’incubo dello share, il conoscitore fino in fondo del Paese Reale (un animale astratto e irraggiungibile che nessuno ha mai visto), quello che la sa lunghissima e che ci vede a noi altri, quelli sintonizzati sulla fiction, la vede la pancia, e lo sa che siamo dei poveri di spirito e di moneta che, a dir suo “orgogliosamente han fatto in gran parte le elementari o le medie”, dei poveracci analfabeti in pigiama su un divano Ikea. E i radical chic, invece, come ancora li chiama lui, non la guardano quella robaccia lì, loro solo Bergman e Buñuel, al massimo un importantissimo ed attualissimo dibattito politico, niente più. I plurilaureati benestanti non le fanno certe sciocchezze, non si lasciano andare così. “La pancia giovane di questo Paese” comunque, no, non l’ha capita.

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One thought on “Il Paese non è reale

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